AIUTO, SONO UN PERFEZIONISTA!

Fatevene una ragione: più tenderete al perfezionismo maggiore sarà il rischio di compromettere il vostro lavoro.

Riavvolgiamo il nastro e cominciamo a capire di cosa parliamo.

Disadattativo. La psicologia definisce come un vero e proprio disturbo della personalità questa particolare inclinazione, ossessione, frenesia, di ricercare la perfezione.

Noi come sempre, in questa sede, ci limiteremo ad affrontare la questione sotto il profilo squisitamente creativo e già per questo potremmo dedicare pagine intere all’argomento.

A danneggiare il lavoro artistico, ma è in realtà un concetto facilmente verificabile in qualsiasi ambito, sono essenzialmente due cose: il pressappochismo l’arte, cioè, della superficialità e il suo diretto opposto, il perfezionismo, l’inclinazione a non accontentarsi mai.

In medio stat virtus, avrebbero detto i latini e non è che sbagliassero nel dirlo.

Personalmente, però, ritengo che nel caso del processi creativo la bilancia della virtù debba pendere un po’ più verso il perfezionismo.

L’insoddisfazione è un attrezzo di lavoro vero e proprio per un artista. Lo costringe a porsi delle domande, lo obbliga ad indagare, ad essere meticoloso. Non sono forse queste le peculiarità delle grandi scoperte? Ok, di tanto in tanto anche qualche bel colpo di fortuna ha dato una bella spinta in avanti al progresso, ma dietro vi è sempre stato un lavoro tenace.

Perfezionismo anche “si”, dunque, ma a condizione che questa sana competizione interiore non si tramuti in una vera e propria patologia. Perché l’essere pretenziosi verso se stessi è una cosa, tutt’altra cosa è l’autolesionismo con l’obiettivo dell’eccellenza, che ci porta ad una irrealistica e ansiogena visione del lavoro.

Stiamo parlando di una linea di confine davvero impercettibile. Spesso è una condizione di cui diventiamo inconsapevolmente ostaggi a causa dell’esasperata ricerca della qualità, specie quando questa è subordinata a tempi di produzione limitati.

Il confronto è fra gli obiettivi che ci si pone e la reale possibilità di affrontarli nel tempo disponibile.

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La capacità di saper dosare questi due pericolosi elementi è la risultante di due condizioni diverse. Da un lato la piena consapevolezza di se stessi, delle proprie capacità, l’aver individuato la soglia dei propri limiti che aumenta il rendimento e l’autostima (il senso della famosa frase “capacità di lavorare sotto pressione” che compare con sempre maggiore frequenza negli annunci di lavoro), dall’altro il peggiore scenario per un creativo. L’ansia, il senso di inadeguatezza, la paura di sbagliare che paralizza lasciandoci insoddisfatti e spossati mentalmente.

Il confine, dicevamo prima, è davvero una linea sottile ma le conseguenze sono diametralmente opposte.

Una eccessiva propensione al perfezionismo toglie alla creatività la fondamentale componente aulica. La capacità di sognare, di trovare la scintilla.

Siamo dunque dei perfezionisti positivi o negativi?

Un quadro interessante potreste ricavarlo dal test di Psychology Today. 46 domande in venti minuti per scoprire l’inclinazione della vostra personalità (test in inglese).

Ecco inoltre qualche utile suggerimento per cavare il meglio dalla vostra maggiore o minore inclinazione alla scrupolosità:

  1. Datevi degli obiettivi realistici.
  2. Non lasciatevi sopraffare dalle emozioni.
  3. Imparate a conoscervi in senso critico, accettando con consapevolezza pregi e difetti. In questo modo potrete coltivare i vostri lati positivi, lasciarvi arricchire mantenendo a distanza costruttiva i limiti.
  4. Evitate concetti del tipo “o tutto o niente”. Non si può condurre il proprio lavoro pensando di dover dimostrare di essere sempre il migliore. E state tranquilli, ciò non pregiudicherà la vostra naturale inclinazione nell’essere davvero bravi. Soltanto vi sarete alleggeriti di un bel fardello inutile.
  5. Meno critiche e più pazienza. Criticare se stessi e gli altri peggiora la capacità di relazionarsi, tanto dal punto di vista personale quanto professionale. Oltretutto chi critica ha sempre l’ossessione di essere criticato a sua volta!
  6. Circondatevi di persone positive. Come detto all’inizio di questo articolo, il perfezionismo sano è un ottimo ingrediente per una buona creatività. Per questo dev’essere coltivato, cominciate proprio dai rapporti interpersonali.

Infine un’ulteriore via d’uscita per togliere le castagne dal fuoco in questo confronto fra perfezionisti e pressapochisti, sempre ammesso che qualcuno ammetta a se stesso di far parte della seconda categoria. Suggerisco la terza e a me cara categoria dei “possibilisti”. Il terreno delle incognite. Dove risiedono le opportunità di un’intuizione fertile e la variabile di incappare in un errore dal quale poter imparare qualcosa, sempre e comunque.

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