LA FABBRICA DELLE IDEE

Da dove traggono l’ispirazione le persone creative? Perché le idee arrivano nei momenti più disparati? È possibile diventare creativi?

Nella capacità di fantasticare sopravvive la creatività.

Immaginate un fluttuare libero di pensieri, di stati mentali. Ecco, potremmo affermare che non può esistere creatività senza la possibilità di elevarsi, sino ad accedere a questo stadio surreale.

C’è da dire che le muse sono di solito avare di informazioni sul proprio arrivo e ahinoi giungono spesso a seguito delle condizioni più disparate. Spesso è il frutto di notti insonni, la summa di giornate frenetiche, di un’interminabile elenco di prove disarmanti e di altrettanti errori. Il tutto condito, naturalmente, da una buona dose di panico da crisi d’idee che cresce in maniera esponenziale con l’avvicinarsi della deadline.

La famosa deadline: ci sarà un motivo per il quale alle scadenze viene attribuito un nome così tristemente evocativo!

Dicevamo di creatività, linfa e crisi d’idee. Altre volte il processo subisce, al contrario, un’impennata tale da lasciarvi persino il dubbio: “Sarà l’idea giusta?” Troppo semplice, troppo immediata.

Secondo i biografi pare che lo stesso Paul McCartney abbia composto l’intera melodia di uno dei brani più celebri dei Beatles in…sogno.

Al risveglio il buon Paul si precipitò al pianoforte per fissare le note evitando che scivolassero via dalla mente. La genesi fu così repentina che lo stesso Baronetto si preoccupò per settimane di avere inconsciamente plagiato il lavoro di altri. Una melodia ascoltata di sfuggita, in qualche luogo. Raccontò in diverse interviste di quanto tempo spesero alla ricerca del possibile autore di quelle note. Solo dopo aver avuto la certezza dell’originalità dell’opera il Beatle cominciò a scrivere il testo di “Yesterday”!

Una storia di creatività fra le più eclatanti, che dimostra lo sgorgare irruento e imprevedibile dell’idea. La produce l’inconscio, a conferma che una buona intuizione può diventare addirittura geniale quando si è meno provvisti di sovrastrutture, quando la mente vaga libera.

Dunque le persone creative sembrerebbero avere un rapporto più intimo con i propri stati mentali, perché capaci di essere interessati ad idee non ancora completamente formate e per questo, in grado di intravedere le flebile luce collocata in un angolo remoto della propria coscienza.

“Immaginate la vostra mente come uno stagno – scriveva Ted Hughes, uno dei più illustri esponenti della letteratura inglese – le idee sono lì. Il processo creativo è simile a quello della pesca, se non sei in grado di catturarle continueranno a stare lì, inevitabilmente”.

Bisogna capire come farlo allora. Quale tecnica utilizzare.

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credit: Erik Johansson

La metafora di Hughes lascia intendere che tutti sono in grado di poter “pescare” le proprie intuizioni, salvo poi essere in grado di trasformarle in progetti concreti.

Naturalmente le persone creative sono più predisposte istintivamente. Sanno alternare i ritmi di lavoro, sono capaci di lasciar vagare la mente e dare la sferzata del  lavoro pratico quando la preda è venuta all’amo. Riescono a mettere un problema nel dimenticatoio e lasciare il subconscio a rimuginare (un hard disk biologico partizionato).

Si tratta di una flessibilità tipica delle menti creative. Anche nei momenti di piena ed intensa attività riescono a creare piccoli angoli dove poter riporre, istintivamente i progetti ancora alla ricerca di soluzioni.

Torniamo dunque alla domanda iniziale: è possibile diventare creativi?

Sembrerebbe proprio di sì, come dimostrato da Colin Martindale, professore di psicologia presso l’Università del Maine.

Gli esperimenti da lui condotti hanno dimostrato che le persone creative attivano schemi cerebrali specifici, quando stimolano il processo delle idee. Martindale le chiama “fasi di ispirazione e di elaborazione”, la capacità di essere ricettivi agli spunti e contestualmente, l’essere in grado di concentrarsi lavorando sulla fase successiva di definizione.

L’esperimento è stato condotto su personalità creative e su soggetti meno inclini. I risultati mostravano una sostanziale differenza nei comportamenti. Mentre i primi erano in grado di rilassare la propria mente, al punto da riuscire ad attivare il flusso libero del pensiero, i soggetti più pragmatici mantenevano uno stadio di maggiore lucidità razionale rimanendo, di fatto, più ancorati alla realtà.

Parte del trucco consiste, dunque, nell’avere la capacità di muoversi avanti e indietro tra questi due stati mentali. Se le persone ancorate alla realtà oggettiva non riescono ad attivare questo processo, le persone predisposte all’ascolto della propria mente sanno, intuitivamente, quando passare da uno stadio di relax ad uno di concentrazione e praticità.

Un Time Out insomma! Un break della mente che può essere attivato incoraggiando le persone a rilassarsi per aumentare la capacità di vagare, così come dimostrato dai test di Martindale.

In sintesi, la creatività è l’arte di imparare ad ascoltarsi. Ascoltare se stessi, il proprio io  ed essere in grado di coltivare la fase sognante. Alcune forme di meditazione sono piuttosto efficaci per imparare a entrare in contatto con il proprio inconscio.

Né consegue che tutti noi, in modo naturale o esercitandosi a lasciare la propria mente libera, siamo in grado di attivare processi creativi.

Ora provate a immaginare quanto possa essere stimolante un mondo brulicante di idee.

 

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